Millypotty
-E il copione? Il copione dov’è?
-Dentro di noi, signore. Il dramma è dentro di noi.
Luigi Pirandello, “Sei personaggi in cerca d’autore”. (via atelophobiadelirium)
Mentre questo dicevano tra loro, un cane che stava lì disteso, alzò il capo e le orecchie. Era Argo, il cane di Odisseo, che un tempo egli stesso allevò e mai poté godere nelle cacce, perchè assai presto partì l’eroe per la sacra Ilio. Già contro i cervi e le lepri e le capre selvatiche lo spingevano i giovani; ma ora, lontano dal padrone, giaceva abbandonato sul letame di buoi e muli che presso le porte della reggia era raccolto, fin quando i servi lo portavano sui campi a fecondare il vasto podere di Odisseo. E là Argo giaceva tutto pieno di zecche. E quando Odisseo gli fu vicino, ecco agitò la coda e lasciò ricadere la orecchie; ma ora non poteva accostarsi di più al suo padrone. E Odisseo volse altrove lo sguardo e s’asciugò una lacrima senza farsi vedere da Euméo; e poi così diceva: " Certo è strano , Euméo, che un cane come questo si lasci abbandonato sul letame. Bello è di forme; ma non so se un giorno, oltre che bello, era anche veloce nella corsa, o non era che un cane da convito, di quelli che i padroni allevano solo per il fasto “. E a lui, così rispondevi, Euméo, guardiano di porci: " Questo è il cane d’un uomo che morì lontano. Se ora fosse di forme e di bravura come, partendo per Troia, lo lasciò Odisseo, lo vedresti con meraviglia così veloce e forte. Mai una fiera sfuggiva nel folto della selva quando la cacciava, seguendone abile le orme. Ma ora infelice patisce. Lontano dalla patria è morto il suo Odisseo; e le ancelle, indolenti, non si curano di lui. Di malavoglia lavorano i servi senza il comando dei padroni, poi che Zeus che vede ogni cosa, leva a un uomo metà del suo valore, se il giorno della schiavitù lo coglie “. Così disse, ed entrò nella reggia incontro ai proci. E Argo, che aveva visto Odisseo dopo vent’anni, ecco, fu preso dal Fato della nera morte.
Odissea XVII
Una delle cose che Ford Prefect aveva sempre trovato difficile comprendere a proposito degli esseri umani era che avevano il vizio di affermare e ripetere cose assolutamente ovvie, come risultava evidente da frasi quali “Che bella giornata!” o “Come sei alto!” oppure “Oddio, mi sembra che tu sia caduto in un pozzo profondo nove metri: ti sei fatto male?”. In un primo tempo Ford si era fatto una sua teoria per spiegare questo strano comportamento. Aveva pensato che le bocche degli esseri umani dovessero continuamente esercitarsi a parlare per evitare di rimanere inceppate. Dopo avere osservato e riflettuto per alcuni mesi, Ford aveva abbandonato questa sua teoria per un’altra. Aveva pensato che se gli esseri umani non si esercitavano in continuazione ad aprire e chiudere la bocca, correvano il rischio di cominciare a far lavorare il cervello. Dopo un po’ aveva abbandonato anche questa teoria, considerandola eccessivamente cinica, e aveva deciso che in fondo gli esseri umani gli piacevano molto, anche se non poteva mai fare a meno di preoccuparsi e disperarsi davanti alla terribile quantità di lacune che le loro conoscenze presentavano.Guida galattica per autostoppisti - Douglas Adams (via lelezuk)
sweetietakemetoneverland:

Un gruppo di psicologi ha posto la domanda “Cosa vuol dire amore?” a dei bambini dai 4 agli 8 anni. Ecco alcune risposte:L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria. (Carlo, 5 anni) Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. Questo è l’amore. (Rebecca, 8 anni) L’amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi. (Martina, 5 anni) L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te. (Gianluca, 6 anni) L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere. (Susanna, 5 anni) L’amore è quella cosa che ci fa sorridere quando siamo stanchi. (Tommaso, 4 anni) L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima, per assicurarsi che sia buono. (Daniele, 7 anni) L’amore è quando una donna vecchia e un uomo vecchio sono ancora amici, anche se si conoscono bene. (Tommaso, 6 anni) L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo. (Elena, 5 anni) L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata. (Anna Maria, 4 anni)Non bisogna mai dire “Ti amo” se non è vero, ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano. (Jessica, 8 anni) 
Diversa il dio fece l’indole della donna,
al principio. L’una dalla scrofa dalle setole lunghe:
tutto nella sua casa è sudicio di brago,
giace in disordine e rotola a terra;
lei, senza lavarsi, in vesti sordide,
nel letale siede e ingrassa.
Un’altra il dio la fece dalla volpe maligna:
donna esperta di tutto; nè dei mali
nè dei beni, nulla le sfugge;
di questi infatti uno lo chiama spesso male,
e l’altro bene; e la disposizione è ogni volta diversa.
Quella della cagna, malvagia tutta sua madre,
che tutto vuole sentire e sapere,
dappertutto perlustra, e vagando
latra, anche se non c’è anima in vista.
E non smetterebbe neppure con le minacce,
neanche se adirato le spezzassi con un sasso
i denti, e neanche dicendole parole di miele,
e neanche se si trovasse seduta accanto agli ospiti;
invece senza posa continua l’inutile gridare.
Una gli Olimpi la plasmarono di terra,
e la diedero all’uomo malfatta: nè del male
nè del bene ha idea questa donna;
fra tutti i lavori conosce solo il mangiare.
E quando il dio manda un cattivo inverno,
tutta gelata tira lo sgabello più presso al fuoco.
Un’altra dal mare, e ha due indoli diverse:
un giorno ride ed è tutta lieta,
e la loderebbe un ospite che la vedesse in casa:
“non c’è donna migliore di questa
nè più bella in tutto l’universo”.
Ma un altro non si può sopportare nè di guardarla,
nè di andarle vicino; e allora è furente
e inavvicinabile come una cagna che difende i cuccioli.
Implacabile e odiosa con tutti,
è uguale con i nemici e gli amici.
Come il mare spesso è tranquilla,
non fa danni, è grande gioia per i marinai
nel tempo estivo; ma spesso si infuria,
si agita con onde che rimbombano cupe.
Al mare soprattutto assomiglia questa donna
nell’ira, chè mutevole è l’indole del mare.
Un’altra dall’asina adusa alle botte;
quella con le minacce e con gli insulti in qualche modo
si rassegna a tutto, e lavora
abbastanza; e intanto mangia in un cantuccio,
notte e giorno, e poi mangia anche presso il focolare.
E fa lo stesso per le faccende d’amore:
si prende come amante chiunque venga.
Un’altra dalla donnola, razza miserabile e sciagurata;
in lei nulla è bello nè desiderabile,
nulla è amabile nè gradito;
a letto e nell’amore non ha arte,
e riduce alla nausea l’uomo che la…naviga.
Con i furti fa gran danni ai vicini,
e spesso mangia le offerte prima di sacrificarle.
Un’altra nasce dalla cavalla delicata bellacriniera,
rifiuta lavori umili e fatica,
non toccherebbe macina, neppure lo staccio
solleverebbe, non spazzerebbe l’immondizia da casa,
per paura della cenere neppure al focolare
si siederebbe. Ma l’uomo lo costringe a prenderla:
ogni giorno si lava dallo sporco
due volte, anche tre, si cosparge di profumi,
porta sempre i capelli acconciati,
lunghi e coronati di fiori.
A vederla, questa donna è uno spettacolo
per gli altri, per chi ce l’ha è una rovina,
a meno che non sia tiranno o re,
chè questi godono nell’animo per tali cose.
Un’altra è dalla scimmia; senza dubbio è questo
il male peggiore che Zeus inflisse agli uomini.
Orrendo il volto, questa donna
va per la città oggetto di riso per tutti gli uomini;
collo corto, mosse sgraziate,
niente sedere, solo gambe. Ahi, sventurato l’uomo
che abbraccia un simile orrore;
ma lei conosce ogni arte e atteggiamento,
come la scimmia, e del riso altrui se ne cale;
non è capace di far del bene, ma solo a ciò pensa,
e perciò tutto il giorno s’arrovella:
come e perché possa fare il più gran male.
Un’altra la fece dall’ape; quando la trova uno è fortunato;
a lei sola non si accompagna biasimo,
fiorisce grazie a lei, e prospera la casa,
invecchia amata con l’amato marito,
la prole è bella e ammirata.
E ammirabile ella diviene fra le donne
tutte, e divina grazia la circonda.
E non si compiace a sedere con le donne
quando fanno discorsi d’amore e di letto.
Tali donne graziosamente dona agli uomini
Zeus: esse sono le migliori e le più sagge.
Semonide di Amorgo - Biasima delle donne
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